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giovedì 17 dicembre 2015

08.03 Romanzo

Nel romanzo di Alan Pauls "Storia del denaro", l'autore suggerisce che senza forzature o paradossi, il denaro può essere una tra le possibili incarnazioni dell'amore.


"Del denaro si ha pudore, eppure il denaro suscita impulsi inverecondi; è la soluzione, l’antidoto definitivo al disastro, ed è anche veleno, la sostanza tossica che dissolve il pensiero; è tangibile e immateriale, è qui ed è (soprattutto) altrove, presente e assente; è vero, indiscutibilmente concreto, eppure non smette mai di essere finzione. E ancora il denaro oscilla e fa oscillare tra responsabilità e colpa, eroismo e miseria, cupidigia e prodigalità; è laico ed è religioso, locale e transnazionale, inalterabile e metamorfico."

"Storia del denaro", Alan Pauls, 2014


sabato 7 novembre 2015

05.02 La morte di Agamennone

Analisi dei versi 530-535 del Libro XI dell'Odissea di Omero

Nel passo dell'Odissea appena presentato, Ulisse è nell'Ade e parla con diversi personaggi morti, prima con le donne, e successivamente con gli eroi uomini, il primo dei quali è Agamennone, che in queste righe parla della sua morte, dicendo che venne ucciso come si macellano i maiali ("i verri dalle bianche zanne") in occasione di nozze e banchetti di persone potenti, o in mense imbandite a "dispendio comune", per il solo piacere di consumare cibo.

venerdì 6 novembre 2015

05.01 "Odissea" di Omero

Di seguito viene riportato un passo tratto dall'undicesimo libro dell'Odissea di Omero dove compare il concetto di dispendiosità:
<< [...] Così morìi
Di morte infelicissima; e non lunge
Gli amici mi cadean, quai per illustri
Nozze, o banchetto sontuoso, o lauta
A dispendio comun mensa imbandita,
Cadono i verri dalle bianche sanne. [...] >>

Copertina della "Odissea"di Omero

giovedì 5 novembre 2015

04.03 Fumetti: Paperon de' Paperoni

Paperon de' Paperoni (Scrooge McDuck in lingua originale), noto anche semplicemente come Paperone o Zio Paperone (Uncle Scrooge), è un personaggio immaginario dei fumetti e cartoni animati Disney, ideato da Carl Barks nel 1947. Definito "il papero più ricco del mondo", è lo zio miliardario di Paperino, ed è uno dei personaggi Disney più amati e di maggior successo al mondo, nonostante il suo carattere avaro ne abbia fatto alle origini un personaggio tutt'altro che simpatico. 
La rivista Forbes lo pone al 1º posto tra i personaggi di fantasia più ricchi del mondo attribuendogli un patrimonio di 65 miliardi di dollari.
Ecco la sua battuta d’esordio:
 «Eccomi qua, nella mia comoda dimora, aspettando che passi il Natale! Bah! Che stupida festa, in cui tutti si vogliono bene! Ma per me è diverso! Tutti mi odiano e io odio tutti! E tutti a comprare regali... Pare che si divertano! Non mi sono mai divertito, io!» 

mercoledì 28 ottobre 2015

03.04 Favole: Jean La Fontaine (1611-1695)

<< [...] Considerando quanto costano le cause,
e quanto ne rimane a quelli in lite,
vedrete che vincono sempre gli avvocati
e ai litiganti i danni e le ferite. >>



domenica 25 ottobre 2015

03.03 La povertà di Oscar Wilde dovuta ad una vita troppo dispendiosa

Oscar Wilde


Oscar Fingal O'Flahertie WillsWilde (Dublino, 16 ottobre 1854  Parigi, 30 novembre 1900) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese.
È noto soprattutto per l'uso frequente di aforismi e paradossi, per i quali è tuttora spesso citato.
Durante il periodo degli studi universitari, nell'estate del 1875, Oscar ritenne importante che non mancasse alla sua formazione culturale la conoscenza dei luoghi dell'arte e della cultura classica. Compì dunque un viaggio in Italia e in Grecia, durante i quali scrisse diversi sonetti e poesie.  Per via della lunga vacanza arrivò in ritardo al college per cui venne sospeso dagli studi, gli si vietò la residenza nel campus per il periodo del trimestre rimasto e fu privato di tutti i benefici.
Wilde a quei tempi si riteneva in condizioni di povertà che attribuiva all'impossibilità di un suo matrimonio con Florence Balcombe, la quale avrebbe risolto i suoi problemi economici. In realtà le sue difficoltà dipendevano dal tenore di vita eccessivamente dispendioso. Cercò quindi conforto e risorse presso sua madre che rifiutò di aiutarlo, sostenendo che per l'eredità ricevuta Oscar avrebbe potuto vivere in tranquillità per diversi anni.
Per due volte Wilde dovette presentarsi al tribunale per pagare dei debiti.  Il 13 giugno 1877 morì Henry Wilson, suo fratellastro da cui Oscar si aspettava una cospicua eredità, ma rimase deluso: ebbe la somma di 100 sterline e la parte dell'abitazione che aveva in comproprietà col fratello.

03.01 Il dispendioso tenore di vita di Seneca

Seneca: "De vita beata"
Dialoghi, 58 d.C.

Il De vita beata è il VII libro dei Dialoghi di Lucio Anneo Seneca.
In esso, nella prima parte, Seneca si chiede in che cosa consista la vera felicità, per distinguerla da quella falsa che è comunemente cercata. Arriva alla conclusione che, secondo la concezione stoica, consiste nella virtù. Polemizza con l'epicureismo secondo il quale il sommo bene s'identifica con il piacere.
Nella seconda parte è in polemica con la folla che critica i filosofi accusandoli d'incoerenza tra il loro insegnamento e il loro comportamento, come possedere ricchezze, ricercare la fama, e condurre un tenore di vita assai dispendioso.
Seneca replica che in realtà il saggio non debba disprezzare le ricchezze al fine di non averle, ma al fine di averle senza farsene un'angoscia.

« [...] Perché dunque tu parli più fortemente di come vivi? Perché umili le parole davanti a un superiore e pensi che il denaro sia per te strumento necessario e sei turbato da un danno e versi lacrime udita la morte della moglie o d’un amico e hai riguardo alla tua fama e ti risenti dei discorsi maligni? Perché hai una campagna più curata di quanto il bisogno naturale richieda? Perché non ceni secondo le tue regole? Perché a casa tua si beve vino più antico della tua età? Perché gli oggetti d’oro sono esposti? Perché si piantano alberi che non daranno altro che ombra? Perché tua moglie porta alle orecchie un censo maggiore d’una ricca casa? Perché i paggi indossano vesti preziose? Perché è un’arte da te servire a tavola e gli argenti non si mettono come capita o va, ma si dispongono accuratamente, e c’è un esperto a tagliare le vivande? Perché possiedi oltremare? Perché più terre di quante conosci? [...] »

mercoledì 21 ottobre 2015

02.02 Dispendiosità nella poesia


C’era una volta un bravo omino
che aveva tre soldi, tre soldi e un soldino
e faceva i suoi conti così:

‘Due di pane, due di vino…
E la cicoria? E il fagiolino?
Su, proviamo a contare così:

due di pane e d’insalata,
due di vino… E la frittata?
Su, proviamo a contare così:

due per mangiare, due per bere…
E i bambini staranno a vedere?
Su, proviamo a contare così:

due per me, due per i figli…
E l’affitto, dove lo piglio?
Su, proviamo a contare così:

due per l’affitto, e bastano appena,
uno per il pranzo, uno per la cena…
E per le tasse? Proviamo così:

tre per loro, uno per noi…
Per oggi pazienza. E domani, poi?
Non va bene nemmeno così…’

Conta e riconta il bravo omino
i suoi tre soldi e il suo soldino,
li conta di qui, li conta di lì,

li volta in su, li volta in giù,
son sempre quattro, non uno di più…
E la benzina? E la tv?